sabato 18 aprile 2009

Intervista su clickblog

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Foto:Emanuela Bartolotti © 2008


Lo strano mondo di Emanuela Bartolott
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pubblicato: venerdì 17 aprile 2009 da Cut-tv

Oggi vi porto con me, nel mondo di Emanuela Bartolotti, giovane ed eclettica artista italiana, che coniuga il linguaggio fotografico con il vissuto quotidiano per dar vita a favole surreali e storie da vivere e consumare con tutti i sensi. Vi potrebbe capitare di imbattervi nell’ora del tè di “Hansel e Gretel“, in paesaggi microscopici e zoo di plastica.

In considerazione di ciò che anima i suoi soggetti e dell’atmosfera che consente di intrufolarsi in racconti brevi ma intensi, non stupisce la definizione che Emanuela dà ironicamente di sè: “Creatura di panno e gomma piuma, immobilizza la realtà in immagini di puro pensiero. Ha polpastrelli allungati rivolti al cielo che si rivelano molto utili nei giorni di temporale. Astorica, atopica, utopica. Ha all’attivo vari mondi paralleli con vita autonoma”.


Anzi, questo accresce la curiosità nei confronti di uno sguardo che si avventura dietro un giocattolo, un vestito o una strana somiglianza. Dopo aver partecipato al progetto Album. A futuro segreto al Teatro Kismet OperA, (fino al 3 maggio) Emanuela, particolarmente sensibile ai temi ecologici, è ospite della Collettiva Whaleless per la conservazione delle balene, tenuta nel Cortile delle Arti di Reggio Emilia. Ora è qui con noi pronta a raccontarci qualcosa di sé e dei suoi mondi paralleli.


Allora Emanuela in considerazione dello stile particolare che anima il tuo linguaggio espressivo, direi di iniziare dalle suggestioni che lo alimentano e ancora prima, dalle origini di questa tua inclinazione per i mondi paralleli ‘con vita autonoma’. Come nasce?

Oddio, trovare l’origine è impresa ardua, forse questa inclinazione è sempre stata presente in me, ma si è comunque manifestata lentamente… Rincorro me stessa da sempre dando forme diverse alle mie visioni, per esprimermi ho sempre utilizzato il segno più delle parole. Ritagliavo e incollavo, rubavo bottoni e pezzi di pelle dal laboratorio della nonna artigiana che faceva tomaie e borse… Sono cresciuta in libertà. Non sono stata ostacolata in questo senso, anzi stimolata. I mondi paralleli fanno parte del mio immaginario, sono le fiabe che costruisco ogni giorno. Cerco di dar vita a questi personaggi o esseri inanimati, solo che al posto della bacchetta magica mi devo accontentare di una macchinetta fotografica :P

Come si è sviluppata nel tempo, quando e come hai incontrato il linguaggio fotografico?

Gli incontri formativi? Tutte le persone che ho incontrato durante il mio percorso di crescita, incontri positivi o negativi. Spesso non ci rendiamo conto quanto può essere determinante anche un brevissimo incontro, dipende dalla sua intensità. Mi sono avvicinata al mezzo fotografico a 18 anni, quando al mio compleanno mi fu regalata una Yashica FX-3. Spesso prendevo quella di famiglia, così finalmente me ne hanno regalato una tutta mia, economica e robusta. Ottima per imparare. Inoltre mia madre ha sempre avuto una forte passione per la fotografia e quando ero piccola improvvisava improbabili camere oscure in bagno per stampare ritratti di amici o foto di viaggio… Ma sono passati anni prima che mi rendessi conto dell’importanza che aveva per me e delle sue potenzialità come mezzo espressivo. Ho iniziato fotografando, esclusivamente in bianco e nero, ciò che mi riguardava da vicino e le persone a me care. Non pensavo assolutamente potesse diventare un elemento tanto predominante nella mia vita. I primi anni la mia Yashica la portavo sempre con me. Solo durante l’università qualcosa ha preso forma più concretamente e ho iniziato ad usare il mezzo fotografico in maniera più illustrativa, meno casuale. È diventata la mia penna per costruire piccoli mondi immaginari. Utilizzo diversi linguaggi espressivi da cui sono attratta, ma a un certo punto la fotografia mi ha inghiottito e dopo anni di bianco e nero ho scelto il colore. Perché i miei piccoli mondi e la serie “imprinting”, 2003-2004, dovevano essere splendenti nelle tonalità. Per me è fondamentale alternare le forme espressive. È un modo per ricaricarmi per poi ritornare ripulita dentro la mia fotografia. Non riesco a trovare o non posso parlare di un unico percorso perché le varie passioni si sono sempre talmente mescolate che ognuna ha influenzato l’altra e ognuna ha attinto dalle altre.

Come usi il linguaggio fotografico?

Penso che lasciare libero sfogo all’istinto creativo, provare e non aver paura di farlo sia più importante del tipo di attrezzatura che viene usata. Conoscere bene quel poco che si possiede. La passione per la tecnologia e per tutto ciò che viene prodotto può aprire infinite possibilità, ma a volte bastano buoni pensieri e pochissimi mezzi. Ho sempre cercato di usare la fotografia in maniera semplice e pulita, alla ricerca dello scatto (per me) perfetto a priori. In questo forse sono anticamente romantica.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti, nelle tue fotografie e soprattutto cosa ci trovi?
Tutto quello che si vede nelle foto è reale. I personaggi di “La bella e la bestia” stanno veramente nel bosco in settembre. In “L’attesa” sta per piovere sul mare, il grigio argento, la roccia lavica, tutti gli elementi di quello scenario così tristemente malinconico sono lì. Momenti reali che diventano surreali nell’inquadratura, nella cornice che scelgo per delimitare lo spazio e farlo diventare il mio spazio. Un modo per raccontare una storia, la mia vita travestita di altro. Conosco le persone che ritraggo e spesso ciò che rappresento sono anche i loro stati d’animo, le loro malinconie, le loro paure o le loro gioie. Per questo è fondamentale che siano conoscenti intimi e i luoghi posti che attraverso durante le stagioni.

Quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione, qual è il tuo immaginario di riferimento?

Attingo dai mondi della fiaba e della letteratura con morbidi rimandi filosofici. In parte contaminate dai cartoon, dalle illustrazioni, dai giochi. Vi ricordate Sandy che tutto ciò che disegnava prendeva vita?


Nel tuo blog prendi in prestito le parole di Ettore Sottsass: “pensare non fa rumore e non fa luce. i pensieri non si sentono e non si vedono. i pensieri sono misteriosi, sono prodotti dai casi della vita e qualche volta da altri pensieri. Per poter ascoltare i pensieri, a qualcuno è venuta l’idea di inventare le parole…” tu come ascolti i tuoi pensieri?

I miei pensieri sono immagini. Forme a volte meditate, a volte istintive e così spontanee da lasciare anche me sorpresa. Poi continuano, si sviluppano e prendono forma definitiva nell’incontro con l’esterno. Ma sempre pronti per cambiare ancora ed unirsi a nuovi pensieri. È sempre difficile trovare le origini precise dei nostri passi. Per questo a volte si ritrovano negli altri delle similitudini e principi ispiratori comuni come un immaginario collettivo da cui tutti attingiamo, sia passato che contemporaneo.

Cos’è la fotografia per te e soprattutto cosa non sarà mai? Che tipo di strumenti ti fornisce, se di strumenti possiamo parlare
? Come influenza il tuo modo di guardare le cose? Insomma cosa succede quando guardi dentro il tuo obiettivo?
Solitamente quando sono ossessionata da un pensiero, tendo a dargli forma con diversi mezzi, ma il primo è la fotografia perché è il più immediato e mi dà subito l’idea di ciò che voglio. Non so cosa la fotografia non sarà mai, mi piace in tutti i suoi aspetti. A volte, per piacere e per gioco, mi cimento in cose molto diverse. Penso sia fondamentale avere un proprio stile ben definito, ma questo non deve incastrarti in uno spazio chiuso e non permetterti più di sperimentare. Crescere ed evolversi come essere umani dovrebbe essere naturale, di conseguenza lo è in quello che facciamo e sentiamo. Essere capaci di andare avanti. I nostri saperi, le nostre esperienze si sommano ed è come se ogni lavoro successivo avesse in se la carica del tuo vissuto che si sovrappone al presente.

C’è una foto o una serie di foto, che ha cambiato il tuo modo di guardare il mondo e te stessa?

Sì, la serie “imprinting”, ha determinato gran parte dei miei percorsi successivi e la scelta di fare della fotografia la mia principale passione.

Tra tutte le tue esperienze formative cosa ha determinato cambiamenti e direzioni fondamentali per il tuo sguardo?

Non riesco a scindere il mio processo creativo e la mia evoluzione visiva dalla mia stessa vita e quindi dalle mie esperienze personali… tutte le mie esperienze.

Com’è andata la prima volta che hai preso una macchina fotografica in mano?
ehehe non mi ricordo, ma devo dire che all’inizio sono sempre impacciata, faccio tutto come se fosse la prima volta… un’imbranata in pratica :)

C’è qualche esperienza legata ad uno scatto particolare che vorresti raccontare?
Devo prima di tutto ringraziare la pazienza dei miei amici che costringo a travestirsi in momenti impensati (mi riferisco soprattutto ai miei ultimi lavori, “racconti brevi”), sopportando freddo, pioggia, caldo e neve. Per me e per loro diventa spesso un momento comico ed unico.


Quando rivedi le tue vecchie fotografie, cosa pensi? Hai mai la tentazione di rimetterci mano?
Sì, sempre. Mi vengono idee o risveglio ricordi e vorrei rimetterci mano. Poi però mi perdo, quindi devo selezionare i miei pensieri e rifare ordine e richiudere le scatole, altrimenti è il caos…

Da fotografa cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Il mio marsupio. Infatti i miei amici mi prendono sempre in giro… Se mi devo allontanare da casa, se sono in viaggio, naturalmente la mia attrezzatura. Ma ora ho delle idee precise e più chiare, quindi non porto sempre con me la macchina fotografica.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica?
La mia umile attrezzatura non è degna neppure di essere elencata, credo che non sia fondamentale, ma se proprio vuoi… per l’analogico la mia vecchissima Yashica FX-3 e una Nikon FM3a con i rispettivi obiettivi 50mm; per il digitale attrezzatura Canon: una EOS-30D con in corredo, per ora, un Canon EF-S 17-85mm f/4-5.6 e un altro 50 mm

Progetti futuri?
Ci sono vari progetti, alcuni in corso, altri in cantiere, che nascono da collaborazioni differenti e non riguardano solo la fotografia. Ma ci vorranno alcuni mesi prima che prendano forma concretamente. Posso fare un po’ di nomi: la galleria Arsprima di Milano, il sito Bloodyfrog, collaborazione con la scrittrice Giovanna Furio…

Chi vuoi essere ‘da grande’? Domanda lecita a qualsiasi età ;D,
Cosa vorrei fare da grande? La fotografa e la set designer :P

Cosa c’era nel tuo cassetto dei sogni l’ultima volta che ci hai guardato?
Più saggezza e memoria nel mondo. E un giardino tutto mio per coltivare alberi da frutto. Il mio sogno è un albero di gelsi, starei sempre lì sotto…

Hai qualche consiglio o dritta per un’aspirante fotografo?

Sì, perseverare e non perdere la passione per quello che si fa.

Se ti va puoi chiudere l’intervista con un saluto, un messaggio o quello che vuoi… ;D
mmmhhh…Miaoo

Allora Miaooo a tutti.

Aggiungo per i posteri che l’International Color Awards ha annunciato i fotografi vincitori e i nominati al Photography Masters Cup 2009 e la foto con le scarpine rosse che vedete qui sotto, della serie “imprinting” ha ottenuto la nomination in “fine art” sezione professional.

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