giovedì 21 febbraio 2008

"La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto" di Robert Hughes

Oggi vi consiglio questo libro e non sono di buon umore:

"La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto" di Robert Hughes
Adelphi , n. 30 - Pagine 242 - Formato 22x14 - Anno 1994
Argomenti: Politica, Sociologia

commento:
Chi è il capitano Ahab? Il "portatore di un atteggiamento scorretto verso le balene". Così risponde un esponente del "politicamente corretto". Noi ridiamo (meno rideremmo se ci trovassimo a vivere in una università americana). Ma poi ci chiediamo: come ha avuto origine questa devastazione mentale? E' qualcosa di esotico e specificamente yankee o è qualcosa che conosciamo già anche troppo bene? Al di là dei suoi aspetti pittoreschi, e tipicamente americani, di tribalismo fondamentalista, il "politicamente corretto" non è che la manifestazione recente di un fenomeno che ha ormai una lunga storia, in gran parte europea: il bigottismo progressista. A partire dall'era reaganiana - divisa fra le opposte scemenze dei torvi falchi retrivi e delle ottuse colombelle 'liberal' -, l'America è riuscita a elaborarne una variante particolarmente tenace, adattata al terreno, con il suo "turbinare continuo di rivendicazioni di identità". Secondo questa dottrina - mai apertamente enunciata, ma ferocemente applicata -, tutto deve essere 'policamente corretto': dai comportamenti sessuali ai gusti letterari, al modo di parlare, di vestirsi, di scrivere. Esisterebbe dunque un modo 'giusto' di fare le cose, consistente anzitutto nell'adeguarsi ai 'desiderata' di gruppi facinorosi e lamentosi d'ogni sorta, pronti a compattarsi in una maggioranza inquisitoria. Ma questa intenzione vale solo da facciata. Il pungolo segreto del 'politicamente corretto' è l'insofferenza nei confronti di tutto ciò che ha una qualità - e per questo motivo stesso si distingue, operando una illecita discriminazione verso tutto il circostante. "In questo spirito" dice Hughes "potremmo purgare il tennis dei suoi sottintesi elitari: basta abolire la rete".
Dalla temibile voga del politicamente corretto non poteva esserci miglior evocatore, narratore e interprete di Robert Hughes, polemista formidabile e testimone lucidissimo.
Dietro all' occassione che appartiene ormai alla stora - spesso esilerante - del costume quotidiano, egli lascia intravedere una prospettiva non lieta su ciò che la cultura in genere rischia di diventare nel prossimo futuro.

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